Riflettendo sulla situazione attuale tra le due Coree, vi riportiamo questo interessante articolo:
Shooting North Korean Trouble, Again (and Again) - Scenari
Come a lungo trattato in questo dossier, la Corea del Nord sta mostrando la propria forza militare in maniera attiva e consapevole, con il rischio concreto di incrementare da un momento all’altro un’escalation militare, su bassa scala, con il vicino meridionale e i suoi alleati regionali dagli esiti tuttavia imprevedibili.
Come di solito accade nell’esaminare il caso nordcoreano è sempre molto difficile o addirittura impossibile comprenderne a pieno le motivazioni politiche interne che hanno spinto Pyongyang a tenere alta la tensione nella penisola coreana. Infatti, non è chiaro se l'attuale escalation non sia voluta o debba, invece, addebitarsi ad un’azione cercata dall’inesperto e giovane dittatore Kim Jung-un per sostenere le pressioni interne dei militari e accreditarsi ai loro occhi come un leader militare capace, risoluto e in grado di resistere alle provocazioni “imperialiste” di Washington. Esempi concreti sono gli eventi accaduti sul piano interno negli ultimi 18 mesi (ci riferiamo agli arresti e alle esecuzioni a morte di militari e membri del partito che non si sono dimostrati non incondizionatamente fedeli alle politiche della famiglia Kim) e l’uso della retorica bellicosa nel rispondere alle sanzioni delle Nazioni Unite e alle esercitazioni militari Usa-Corea del Sud che annualmente si svolgono nella regione. Kim Jong-un mostrandosi forte, capace e più imprevedibile dei suoi illustri predecessori prova, appunto, a legittimare se stesso.
Tuttavia l’attuale crisi, non avrebbe dovuto sorprendere l'Occidente e i suoi alleati regionali in quanto, come altre volte in passato, si sarebbero dovuti aspettare una qualche reazione alle sanzioni internazionali e alle annuali esercitazioni militari USA-Corea del Sud da parte del regime. In questa occasione però l’interpretazione (sbagliata) di Pyongyang delle pressioni internazionali e delle esercitazioni congiunte sono state usate come pretesto per alzare il livello dello scontro nella regione. Ad oggi, comunque, non risultano evidenti movimenti di truppe nordcoreane lungo i confini e/o operazioni militari indicanti un attacco di Pyongyang contro Seul o le truppe Usa di stanza sul suolo sud-coreano. A dire il vero, un attacco della Corea del Nord non avrebbe bisogno di grandi periodi di preparazione e pertanto non si può escludere a priori un’azione simile senza però provocare una dura risposta dall’altra parte del 38° parallelo. Infatti per Pyongyang potrebbe essere controproducente per due motivi il lancio di un attacco contro Seul: in primis, perché metterebbe a rischio la stessa sicurezza ed esistenza del regime, e in secondo luogo perché potrebbe subire una durissima risposta militare da parte di Seul e di Washington.
Pertanto la recente minaccia di Pyongyang di lanciare un attacco nucleare va considerata seriamente ma senza eccedere nei timori, poiché il regime non é in grado di lanciare un attacco contro nessuno. Allo stato attuale dei fatti non è verificabile il grado di conoscenze tecnologiche acquisite dal regime per montare testate nucleari su missili vettori. Proprio per tale motivo e senza trascurare alcun avvertimento, Washington ha annunciato il 4 aprile di voler trasferire ulteriori sistemi di difesa missilistica a Guam.
Anche l’annuncio di Pyongyang di voler rilanciare il suo programma nucleare era prevedibile e, dal punto di vista della Corea del Nord, inevitabile a causa dell’assenza di altri strumenti di contrattazione politico-diplomatica. Ma se la sua strategia era quella di convincere gli Stati Uniti e i suoi alleati di tornare al tavolo dei negoziati bilaterali o multilaterali per evitare un suo attacco missilistico, allora Pyongyang dovrà riconsiderare tutto. Infatti, per Washington e Seul la rinuncia di Pyongyang alle sue ambizioni nucleari e l’accesso degli ispettori internazionali ai siti nucleari nel paese sono presupposti necessari per poter intavolare una qualsiasi trattativa. Esattamente come avvenuto con il negoziato del 2007 poi sospeso unilateralmente dalla Corea del Nord nel 2009.
Quali potranno essere i possibili scenari all’orizzonte? E cosa potranno fare Corea del Sud, Stati Uniti e Cina per ricomporre la crisi? Mentre diverse sono le opzioni che prediligono un’ipotesi di azione/non-azione, quella più plausibile, e preferita da Washington e Seul, sarebbe quella del “do-next-to-nothing” (scenario 1), a meno che Pyongyang non abbia già deciso di lanciare un attacco alla Corea del Sud o agli Stati Uniti nelle prossime settimane.
Scenario 1 - “do-next-to-nothing”: Non fare nulla e ignorare, per quanto possibile, la retorica bellicosa e le minacce di guerra di Pyongyang mantenendo le forze armate in uno stato di allerta sufficiente per essere pronti al peggio, ossia un attacco di artiglieria nordcoreano su bassa scala contro il territorio sud-coreano. Questo è più o meno ciò che è già in atto: Stati Uniti e Corea del Sud si sono limitati sino ad ora a lanciare avvertimenti a Pyongyang di non forzare troppo la mano perché un’azione congiunta USA-Corea del Sud potrebbe portare, in ultima ipotesi, anche ad un regime change (e Pyongyang è consapevole di questo pericolo). In altre parole l’obiettivo prioritario è di non cadere nelle provocazioni nordcoreane in modo da non dare alcun vantaggio competitivo a Pyongyang.
Scenario 2 - escalation controllata: Stati Uniti e Corea del Sud inviano segnali forti e decisi come l’avvio di nuove esercitazioni militari e/o il ri-dispiegamento delle forze americane di stanza in Giappone. Un’azione simile sarebbe possibile solo se Pyongyang intensificasse le sue provocazioni militari nelle prossime settimane ma con il rischio conseguente di alzare la tensione poiché la Corea del Nord potrebbe interpretare il gesto come un attacco contro se stessa. In effetti, a giudicare dal recente passato, è possibile pensare che le dimostrazioni guidate dagli Stati Uniti possano innescare concrete reazioni militari della Corea del Nord dando luogo così a pericolose degenerazioni che potrebbero sfociare in un vero e proprio conflitto nella penisola coreana. Ma se alle minacce retoriche di Pyongyang non faranno seguito azioni concrete, allora Washington e Seul molto probabilmente continueranno a non alzare il già alto livello di tensioni attuale. L’invio a Guam del nuovo e potentissimo sistema antimissile THAAD, però, farebbe pensare che gli Stati Uniti e i suoi alleati siano comunque pronti a fronteggiare qualsiasi iniziativa militare nordcoreana.
Scenario 3 - ricomposizione della crisi: Il tentativo di ricomporre le tensioni potrebbe dare l’occasione a Pyongyang di raggiungere l’obiettivo prefissatosi fin dall’inizio – anche se ancora non possibile affermare con certezza cosa voglia realmente il regime –, ossia un’offerta di negoziati bilaterali USA-Corea del Nord. Tale concessione sarebbe senza dubbio celebrata dal regime del Nord come una vittoria militare sugli Stati Uniti e i suoi alleati ed è pertanto molto probabile che questa non sia contemplata nell’agenda diplomatica di Washington. D’altro canto, cedendo alle pressioni militari del Nord Corea si costituirebbe un precedente pericoloso dando così un segnale di debolezza che Washington e Seul devono evitare a tutti i costi.
cr: ISPI

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