Riflettendo sulla situazione attuale tra le due Coree, vi riportiamo questo interessante articolo:
La minaccia nordcoreana
La penisola coreana è tornata ad essere suo malgrado nuovo terreno di scontro internazionale. La lunga serie di test missilistici e nucleari realizzati dalla Corea del Nord negli ultimi mesi ha fatto salire alle stelle il livello della tensione regionale. Rischio reale o bluff? Anche se ad oggi è difficile stabilire il reale grado di pericolosità della minaccia, tutti gli esperti internazionali sono concordi nel sostenere che dietro all'invettiva di Pyongyang contro Washington e Seul ci sia la volontà precisa di ripotare tutti i principali attori regionali dinanzi ad un nuovo tavolo negoziale.
I venti di guerra che soffiano sulla penisola coreana potrebbero essere in realtà una cortina fumogena per coprire le reali priorità di Pyongyang. Da tempo, infatti, il paese versa in gravissime condizioni economiche alimentate non solo dal sistema fortemente pianificato e statalista ma anche e soprattutto dalle durissime sanzioni internazionali che hanno piegato la maggioranza della popolazione nordcoreana. Carestia e povertà sono ampiamente diffuse su tutto il territorio e senza gli aiuti cinesi, la situazione umanitaria sarebbe ben peggiore di come si presenta oggi giorno.
Ma più che le minacce nucleari e la ripresa di una politica estera aggressiva nei confronti del vicino sudcoreano quel che più preoccupa tutti gli attori interessati dalla crisi è la reale capacità militare nordcoreana nel colpire i suoi nemici. Pyongyang pur avendo compiuto importanti passi in avanti nella sperimentazione di armi e tecnologie nucleari sembrerebbe essere ancora incapace di trasferire le conoscenze fin qui acquisite in armamenti tali da causare danni immani. Nonostante ciò nessuno è disposto ad abbassare la guardia e a considerare nulla la minaccia nordcoreana. E’ anche in considerazione di ciò che gli Stati Uniti si stanno dimostrando molto cauti senza però sopravvalutare eccessivamente la potenza balistica di Pyongyang. Il timore, condiviso anche da Corea del Sud e Giappone, è che qualora la ricerca militare dovesse continuare e si riuscisse a potenziare l’arsenale già esistente, garantendo così maggiore precisione, i missili Musudan potrebbero rappresentare sicuramente una minaccia concreta per tutti.
A differenza del passato, però, nessuno ha interesse ad aumentare l’escalation. La Cina, storico protettore politico ed economico del regime comunista nordcoreano, e la Russia non sembrano più intenzionate ad accettare le intemperanze di Pyongyang, così come gli Stati Uniti e i suoi alleati. Se Washington vede nel negoziato l’unica via per uscire dall’impasse politico-diplomatica, Seul e Tokyo mostrano un atteggiamento discordante. Da un lato, la Corea del Sud, pur minacciando azioni militari, si augura che la crisi con il Nord possa rientrare favorendo così il dialogo bilaterale e la ripresa degli scambi economico-commerciali. Dall’altro, invece, il Giappone forte del rinnovato carattere nazionalistico del governo Abe mostra fermezza e minore propensione al dialogo. Ma gli episodi di queste settimane lungo il 38° parallelo sono solo gli ultimi di una lunga serie che hanno contribuito a rendere ulteriormente instabile un’area in cui i motivi di frizione sono molteplici e quasi tutti caratterizzati da dispute territoriali, come quelle per le isole Curili (Russia-Giappone), le Senkaku/Diaoyu (Cina-Giappone), Taiwan e le Dokdo/Takeshima (Giappone-Corea del Sud).
cr: ISPI

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